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Dorian Gray aveva scoperto l’elisir dell’eterna giovinezza:
l’autoritratto che custodiva in cantina, invecchiava al suo posto. I
vampiri, invece, si concedevano a Dracula, signore della notte, per
ottenere il dono del non invecchiamento. La ricerca dell’eterna
giovinezza ha sempre affascinato e stuzzicato la mente di scrittori e
scienziati.
Fantasia a parte, c’è chi sembra aver scoperto l’elisir
dell’eterna giovinezza. È Massimo Rastrelli, capitano del Sorrento,
idolo dei tifosi rossoneri. Alla venerabile età di 40anni (li compirà
il 27 dicembre) l’eterno Massimo ha ancora la forza e la grinta di un
ragazzino.
Massimo, qual è il tuo elisir?
“È una domanda che mi è stata rivolta molte volte negli anni –
risponde sorridendo Rastelli – Non ho alcuna ricetta magica, ma per
restare in forma fino ad una certa età bisogna avere prima di tutto un
importante dono di madre natura: un fisico che dia ancora segni di
energia. Per quanto mi riguarda, ho avuto sempre una vita regolare
e sana e oggi, probabilmente, continuo a raccogliere il frutto dei
sacrifici fatti in venti anni di carriera sportiva. C’è il fattore
mentale che influisce tantissimo: a una certa età devi trovare stimoli
quotidiani e obiettivi che ti spingano a dare sempre il massimo, giorno
dopo giorno”.
E quali sono gli stimoli che ti hanno spinto ad accettare la sfida
Sorrento?
“La scelta di venire qui l’anno scorso è stata dettata dal grande
entusiasmo dei presidenti Giglio e Castellano e del direttore sportivo
Amodio. Mi hanno invogliato ad accettare questa sfida, non solo per
raggiungere il traguardo di un campionato importante come la C1, ma
perché volevano un mio contributo per far cresce la società e la
maggior parte dei ragazzi che componevano la rosa. Col passare del
tempo, poi, mi sono reso conto di far parte di un gruppo
eccezionale. Il fatto di essere capitano mi dà una spinta in più,
proprio quella che si aspetta la gente. Qui a Sorrento è come se fossi
in una famiglia, condivido obiettivi e stimoli che sono della società.
Il club è ambizioso e anche io lo sono. Per qualcuno, quando si arriva
a fine carriera, non ci sono stimoli, soprattutto se militi in serie
minori rispetto a quelle in cui hai giocato per 20 anni. Per me è
diverso, perché proprio la consapevolezza di essere a fine carriera mi
spinge a togliermi altre soddisfazioni”.
Quando sei arrivato a Sorrento ti era stato proposto un contratto
biennale, ma tu hai rifiutato. Perché?
“Credo che alla mia età sia giusto progettare anno dopo anno. Volevo
vedere se fisicamente stavo ancora bene e se mentalmente avevo la voglia
di sacrificarmi. E poi, è stato anche un modo per dimostrare che ero
venuto a Sorrento con entusiasmo, senza voler lucrare sull’aspetto
contrattuale. Spesso, quando arrivano in una squadra giocatori vicini a
fine carriera, si sa cosa pensano subito i tifosi. Il mio è stato anche
un gesto per dire chiaramente che se gioco è ancora perché ho voglia
di farlo”. |


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Al tuo arrivo hai ricevuto subito l’investitura di capitano.
“Sì. La scelta fu fatta soprattutto da mister Cioffi e condivisa
subito da tutti i miei compagni di squadra. Questa responsabilità mi dà
una grande energia. Voglio essere un esempio positivo per i più
giovani. Ai giorni nostri, con tutto quello che succede nel mondo del
calcio e non solo, c’è bisogno di esempi positivi”.
Rastelli, tu sei sposato da venti anni e padre di tre figli.
Come è stato il rapporto con la famiglia negli anni in cui hai girato
per mezza Italia?
“Sempre ottimo. Per me l’apporto della mia famiglia è stato
fondamentale. A 40 anni riesco a dare il meglio proprio per il
grande equilibrio e la serenità che mi hanno dato mia moglie e le mie
figlie. Quando ho iniziato la mia avventura calcistica da professionista
ero già sposato ed avevo una bambina piccolissima. E’ stato
soprattutto grazie a loro che ho avuto la possibilità di fare una vita
normale, senza troppi grilli per la testa. Sapevo che dovevo badare
anche e soprattutto a loro. Poi, negli anni sono arrivate altre due
femminucce e per il mio modo di essere è stata il massimo. La famiglia
è stata sempre al mio fianco in giro per l’Italia, il mio punto
fermo. Quando hai serenità in famiglia, te la porti anche nel
lavoro”.
Piacenza, Napoli, Avellino e Lucchese sono solo alcune delle
squadre in cui hai militato. Qual è l’anno che ricordi con più
piacere?
“Di anni belli ne ho trascorsi tanti. È normale che quelli della
serie A ti danno delle emozioni e delle sensazioni forti. Fra le
stagioni più belle ci siano sicuramente quelle del Piacenza, dove ho
giocato contro gente come Ronaldo e Maldini. Sono emozioni e sensazioni
fortissime, che restano impresse nella mente per sempre. Per me, ad
esempio, è sempre bello ricordare il rapporto con i tifosi. Nella mia
carriera sono sempre stato apprezzato ed amato dalla gente e, anche
quando sono tornato da ex, c’è stato sempre un affetto particolare
nei miei confronti e questo, credo, sia una cosa bellissima”.
A proposito di ex: tu hai realizzato il gol vittoria
dell’Avellino contro il Napoli in serie C1...
“Sì, nel 2005. Il fatto curioso è che prima di segnare avevo chiesto
di essere sostituito perché avevo i crampi. Prima di effettuare il
cambio, però, Moretti calciò una punizione perfetta ed io realizzai un
gran bel gol”.
Con gli azzurri hai giocato in B, oggi li segui?
“Certo, e mi piace moltissimo come gioca e come è stata attrezzata la
rosa. Il Napoli è completa in tutti i reparti, ed ha ottimi giocatori
soprattutto a centrocampo e in attacco. Gioca un calcio veloce e
frizzante e, secondo me, non ha raccolto tutti i punti che meritava fino
a questo momento”. |
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Cosa consiglieresti a Calaiò che sembra non essere a suo agio nel
ruolo di attaccante di scorta?
“Che è un fatto normale. Tutti vorrebbero giocare, ma ci sono momenti
in un campionato in cui lo spazio per un giocatore può essere limitato.
L’importante sarebbe semplicemente sentirsi fiero di appartenere ad un
gruppo. E’ l’unica ricetta per allenarsi con serenità. Se
pensi, invece, che sei penalizzato ingiustamente, allora, vai in campo
senza gioia anche negli allenamenti e tutto diventa più difficile, poi
ne risente il rendimento e quando hai l’occasione di metterti in
mostra non sei pronto”.
Rastelli idolo dei tifosi rossoneri. Che cosa ti senti di
promettere ai tuoi fans?
“Niente. Non ho mai fatto promesse. Non è il mio stile. Certamente
darò il massimo e non mancherà l’attaccamento alla maglia. Per il
resto dobbiamo vivere alla giornata e ricordarci sempre che siamo una
neopromossa che approda alla serie C1 dopo venti anni. Abbiamo ambizioni
importanti, ma non bisogna dimenticare che ci sono avversari forti,
squadre ben attrezzate ed esperte. Per il momento abbiamo dieci
formazioni dietro in classifica e non è poco, quindi dico ai tifosi:
venite numerosi allo stadio e continuate a sostenerci”.
Cosa ne pensi di quello che è successo domenica scorsa? Prima la
morte di un ultrà, poi la guerriglia urbana.
“Ho sentito tante cose in settimana. Le stesse sentite nel corso di
venti anni. Quello che è successo domenica non ha nulla a che fare con
il calcio. È stato solo un pretesto per sfogare una rabbia che fa parte
della nostra società e che trova sfogo nelle curve. Uno sfogo di
persone consapevoli le quali sanno che, andando allo stadio e
comportandosi in un certo modo, la fanno sempre franca. Deve cambiare la
mentalità. Personalmente, mi piacerebbe vedere i tifosi sostenere solo
la propria squadra, cantare per incitare i proprio giocatori, non per
offendere i tifosi avversari. Ciò potrebbe anche contribuire a
stemperare gli animi”.
Sei favorevole alla sospensione dei campionati di calcio?
“No. Fermare il campionato non serve. È la società che deve
cambiare. Lo stato deve trovare soluzioni immediate e decise.
Altrimenti, dopo la ripresa, sarà sempre lo stesso. La prova? Con tutto
quello che è successo dopo la morte di Raciti, nonostante lo stop dei
campionati siamo sempre qui a parlare degli stessi problemi”. |