LA JUNIORES NON POTEVA VINCERE A CAIVANO
di Michele Mauro
Sabato 6 novembre, campo “Faraone” di Caivano, vanno in scena sul rettangolo di
gioco le formazioni Juniores della Boys Caivanese e Sorrento, incontro valevole
per l’ottava giornata del Campionato Nazionale Juniores. La partita viene
giocata con agonismo e determinazione dalle due squadre in campo, entrambe alla
ricerca dell’intera posta in palio. Un match pulito e regolare, tenuto ben in
pugno dal direttore di gara. Equilibrio, però, che si rompe verso la metà della
prima frazione, quando passa in vantaggio la formazione ospite. Gli animi
iniziano a riscaldarsi un po’ troppo, specialmente sulla panchina dei padroni di
casa, da dove provengono continui mugugni nei confronti dell’arbitro e dei
calciatori ospiti. Il primo tempo si chiudeva con il Sorrento meritatamente in
vantaggio per uno a zero, in un ambiente che si presentava sempre più ostile e
pericoloso. Ad inizio ripresa si verifica subito un episodio increscioso.
L’arbitro decreta, clamorosamente, un calcio di rigore a favore dei padroni di
casa per una spinta del difensore rossonero Chierchia ai danni di un attaccante
della Caivanese appostato, in realtà, ben fuori l’area di rigore. Nessun rigore
da decretare, quindi, qualora il fallo fosse stato commesso visto che
l’intervento sembrava un anticipo nettamente regolare. La Caivanese trasforma
l’estrema punizione e pareggia le sorti della gara che, da questo momento in
poi, prende una piega ancora più nervosa. La panchina dei padroni di casa
diventa incontrollabile. Nervosismo che coinvolge i giocatori gialloverdi in
campo, che in pochi minuti si ritrovano in doppia inferiorità numerica e di
nuovo ad inseguire il risultato. Il Faraone di Caivano diventa un inferno per i
giocatori ospiti e l’arbitro che si lascia totalmente sfuggire il controllo
della partita: a palla lontana, e con l’arbitro voltato verso le panchine, al
limite dell’area della Caivanese, un giocatore gialloverde cade a terra.
L’arbitro si gira, vede l’uomo a terra e corre subito verso l’area, riconsulta
con i giocatori di casa e decide di espellere un giocatore a caso del Sorrento,
Costantino, reo fino a quel minuto di aver segnato il primo gol ed aver
combattuto con molto ardore per tutta la gara. Nel frangente incriminato, però,
era totalmente estraneo. Si scatena il putiferio. Il giovane dirigente
accompagnatore del Sorrento, Daniele Starace, civilmente alla ricerca di una
valida motivazione da parte dell’arbitro, viene aggredito e colpito più volte
dai giocatori della Caivanese che con violenza lo riportavano in panchina,
proprio sotto gli occhi dell’arbitro che si comporta come se tutto fosse
regolare. Starace, ormai, diventa il bersaglio dei tifosi della Caivanese, che
in continuazione inviano insulti e minacce di morte nei suoi confronti. Non
soddisfatti, cercano di colpirlo con un petardo che, per sua fortuna, esplodeva
solo vicino alla panchina. L’esplosione però ferisce il secondo portiere del
Sorrento all’orecchio che rimane stordito a terra. Il direttore di gara, pensa a
salvarsi la propria pelle, ignorando tutto nonostante i continui reclami della
panchina rossonera. Da segnalare, in questo momento di gioco fermo, un altro
episodio deprecabile: il tecnico della Caivanese minaccia l’allenatore del
Sorrento, De Simone che riesce a mantenere i nervi ben saldi non rispondendo
alle provocazioni, pur avendo ormai le mani del collega addosso. Tornata la
“calma”, la gara si avviava verso il termine con il Sorrento che già assaporava
il gusto della vittoria in trasferta. Giunti al 90° si attende solo la
comunicazione del recupero da parte del direttore di gara che arriva dopo ben
cinque minuti la fine del tempo regolamentare (al 95’ quindi): per l’arbitro
bisogna giocare altri quattro minuti durante i quali la squadra ospitante trova
la rete del pareggio finale. Al ritorno negli spogliatoi, i giocatori della
Caivanese, non contenti del clamoroso pareggio raggiunto, aggrediscono quelli
del Sorrento con insulti, sputi e lanci di bottigliette d’acqua mentre il
tecnico rossonero De Simone punisce una reazione di un suo ragazzo, tentando di
far mantenere tranquilla la propria squadra. Il dirigente Starace, al ritorno a
Sorrento, racconta l’ennesimo episodio avvenuto nel post-partita: “Al momento
del ritiro dei documenti mi reco dall’arbitro per chiedere spiegazioni,
Circondato dai giocatori avversari vengo a sapere dalla “giacchetta nera” che,
nell’episodio dell’espulsione di Costantino, ha preso la decisione ad intuito
spiegandomi con esempi strani riguardo il comportamento che la propria categoria
è costretto a mantenere in campi “a rischio” come quello di quest’oggi, dove
spesso è necessario compensare le situazioni (la Boys Caivanese in quel momento
era in doppia inferiorità numerica).Egli, testualmente, ammette di non aver
proprio visto l’azione del fallo e l’aveva espulso senza alcuna motivazione e
solamente perché lo obbligavano le condizioni dell’ambiente” Affermazioni senza
dubbio sconcertanti che la dicono ben lunga sulla difficile realtà di quello che
dovrebbe essere uno sport divertente. E’ una vergogna per la città di Caivano e
per l’intera regione che rappresenta, la quale, fortunatamente, comprende anche
numerose società che intendono il gioco del calcio in maniera diversa.